Vogliono tutti salvarci

vogliono tutti salvarci

Viviamo giorni difficili, in una situazione sanitaria, economica e sociale mai vista. La nostra generazione e quella dei nostri genitori ha vissuto una vita mediamente tranquilla, la guerra è un ricordo di nonni che non ci sono più.

Siamo quindi di fronte alla prima vera sfida generazionale, una di quelle situazioni in cui si entra a far parte, volenti o nolenti, della storia. 

Da questi giorni così confusi e carichi di tempo e paura usciremo diversi. Non so se migliori o peggiori, quello sta a noi. 

Di sicuro l’umanità è di fronte a una svolta, un cambiamento nella quotidianità che nessuno di noi può fino in fondo prevedere. Possiamo soltanto prepararci, studiare e capire il più possibile.

In questo contesto di fatica e dolore trovo ancora più insopportabili certi atteggiamenti (e non parlo del palinsesto Mediaset e delle barbare d’Urso, quella è roba che si commenta da sola).

C’è una retorica e una propaganda che infastidisce: non per fare lo snob, ma secondo me occorre altro mentre si fa la Storia con la s maiuscola. 

 

I medici eroi

Siamo tutti ad esaltare i medici e il personale sanitario. Il loro lavoro incessante, il sacrifico di orari massacranti, la dedizione alla causa. Li consideriamo eroi. Perché salvano e fanno il massimo per curare al meglio. Non vorrei ricordare però il detto “beato il popolo che non ha bisogno di eroi”, perché il sacrifico e la dedizione del personale sanitario è figlio certamente del senso del dovere, ma anche della disorganizzazione e delle colpe della politica. Se negli ultimi decenni abbiamo disinvestito pesantemente con tagli più o meno lineari alla sanità, se noi oggi non abbiamo mascherine e dispositivi di protezione perché non ne fabbrichiamo più (abbiamo appaltato tutto alla Cina in nome del guadagno più spicciolo) ecco questo non è eroismo, è colpa grave

Se un reparto è presidiato da 5 medici e basta, è chiaro che in un momento di crisi debbano fare turni massacranti mettendo a rischio loro e i pazienti. Se quel reparto fosse stato preventivamente fornito di 10 sanitari, ad esempio, ora non avremmo la necessità di fare reclutamento di guerra su base volontaria. 

Se le rianimazioni hanno pochi posti letto, in un momento di emergenza è chiaro che si collassa subito. 

Se ci sono poche decine di respiratori per ospedale, chiaro poi che l’ingegno e la solidarietà italiana si inventa una conversione con stampanti 3D delle maschere da immersione Decathlon. Una genialata che però è figlia di un impoverimento della sanità pubblica. 

E’ quindi la debacle di un modello economico che ha spremuto ogni centesimo dalla sanità di Stato: è il momento in cui il pettine di una guerra sanitaria inciampa nei numerosi nodi della nostra travagliata nazione.

Chi ti insegna

Tutorial ad ogni ora. Webinar più o meno improvvisati. Gente con o senza titoli che si fanno maestrina e ci insegnano gratuitamente, bontà loro. Che poi alla fine il loro vero scopo è l’esaltazione di un ego compresso. Sono così bravo e patriottico che ti regalo le mie 4 nozioni del cavolo, ed è tutto gratis perché sono solidale con voi e dobbiamo tenerci tutti per mano e stare vicini vicini virtualmente.

A volte conta solo il sano silenzio, lasciare spazio a chi davvero può fare certe cose. 

Immagino gli insegnanti, i professori, coloro a cui lo Stato ha dato il compito alto di formare i nuovi italiani. Loro si che possono fare lezioni on line, e mi immagino le mille difficoltà  tecniche di impostare una didattica nuova. Non siamo smart per nulla, l’italia è lontana anni luce dalla Corea o dal Giappone, e in questo contesto   lo sforzo bellico degli insegnanti è encomiabile al pari di quello dei sanitari, ne sono certo. 

Le aziende dal cuore d’oro

Ovunque ti giri code ai supermercati. Amuchina che costa come un Barolo d’annata, mascherine introvabili e se le trovi vengono vendute come fossero un foulard di Hermes. In tutto questo i turbocapitalisti si sciolgono nella solidarietà e fanno gesti rivoluzionari. 

Cambiano  logo e pubblicità.

Sono multinazionali che si ergono a educatori, a diffusori del messaggio messianico “stiamo tutti a casa” ,“ stiamo a distanza di sicurezza”, “andrà tutto bene”.

Ecco Coca Cola che diventa C O C A * C O L A (Staying apart is the best way to stay united- Essere separati è il miglior modo di stare assieme). 

I quattro cerchi di Audi, che prima erano uniti tipo olimpiadi, ora sono quattro strani occhielli separati O O O O. 

E la Chiquita? Quella delle banane più famose del mondo? Con un moto rivoluzionario al cui confronto Che Guevara era una suora di clausura, toglie dal suo logo Miss Chiquita e scrive un emozionantissimo “I’m already home. Please do the same and protect yourself”.

Marcado Libre, società tecnologia latino americana, ha la sfiga di avere un logo con due mani che si stringono: un chiaro messaggio reazionario che istiga al contagio. Pensano bene quindi di cambiare e di mettere due braccioni con bicipiti che io mi sogno da una vita (accidenti a essere magri come acciughe).

Volkswagen? Invidiosa di Audi, separa audacemente la V dalla W mettendo una bella scritta evocativa (Thanks for keeping your social distance).

McDonald’s, noto alfiere della dieta mediterranea e della salute che passa dall’alimentazione, riesce finalmente a separare i suoi archi e il mondo può respirare. 

Potrei continuare ancora, ma il concetto credo sia chiaro. Aziende che vogliono uscire dall’immagine “sono un ente a cui interessa solo fatturare ” a “faccio parte della comunità umana e voglio creare un mondo migliore”. Concettualmente sarebbe anche interessante, mi piace l’dea di una imprenditoria virtuosa che si preoccupa di creare lavoro e ricchezza per tutti, ma da qui a ergersi a guida morale ce ne corre. Anche perché questi signori non sono molto credibili…

Abbiamo infatti:

  1. due delle più grandi aziende di auto, un mezzo di locomozione notoriamente Green che non impatta per nulla sul livello di inquinamento del pianeta (andate a vedere le immagini dal satellite della Lombardia da quando è bloccata, sembra un cielo trasparente da poeti)
  2. La regina delle bibite gassate e zuccherate, amata da tutti i dentisti e diabetologi del mondo. 
  3. Il più grande produttore di banane al mondo, coinvolto SICURAMENTE PER ERRORE in stragi, colpi di stato ,azioni poco chiare della CIA in tutto il Sud America.
  4. Il re dei panini che così tanta gioia regala agli obesi di ogni paese. 

Poi distanziano il nome e durante la pandemia rendono il mondo migliore…ma un po’ di pudore no? 

Mi piace leggere su il Sole 24 ore che in questi giorni stanno riprendendo fiato i piccoli negozi di quartiere, i panettieri, i macellai e gli alimentari. Un po’ di sano ritorno al piccolo alla faccia di multinazionali aggressive che si mettono pure a farci la morale. 

Che fare?

Non per citare Lenin, ma il “che fare” si impone. Posto che siamo circondati da eroi loro malgrado e da falsi maestri, il futuro nebuloso va un po’ diradato. 

La malattia passerà e lascerà macerie. Sta a noi progettare la ricostruzione. In questi giorni di inattività abbiamo l’obbligo morale di non sprecare tempo. E di non intossicare mente e corpo con messaggi falsi, sporchi e spaventevoli.

Non guardare il Grande Fratello, ascolta le lezioni di Storia del prof. Barbero su radio 3. Non leggere la conta quotidiana di morti e contagiati, prova a capire come migliorare la tua salute. Non ti rifugiare in merendine pasta e pizza, prendi il tempo che hai in abbondanza per preparare piatti fatti in casa a base di verdure. Non dedicare troppo tempo a soloni che ti dicono cosa fare, sei grande e vaccinato e non hai bisogno di maestri prezzolati. 

Pare che Shakespeare, durante i periodi di chiusura a fasi alterne dei teatri londinesi a causa delle epidemie da peste nera, occupò il tempo di clausura per scrivere i Sonetti e Re Lear. Isaac Newton, alcune decine di anni dopo, si ritrovò costretto a casa dal Trinity College (non esisteva ancora la didattica a distanza) e fu lì che ebbe le prime intuizioni per la Legge di gravitazione universale: la fisica newtoniana è stato il fulcro della nostra scienza fino all’arrivo di Einstein. 

Questo non per mettere ansia a nessuno, ma insomma c’è chi ha sfruttato il tempo della clausura con un certo risultato…

Magari un buon suggerimento potrebbe essere di riscoprirsi un po’ socratici (cicuta a parte). Socrate non è soltanto un filosofo vissuto duemila e quattrocento anni fa, è anche un modo di intendere la vita (socratico, per l’appunto). In lui non troviamo le caratteristiche dell’uomo comune, tutto preso dalla ricerca di Potere, Denaro e Successo. In Socrate predomina la voglia di sapere, di mettere in discussione ciò che già si conosce, di capire cosa sia Bene e cosa sia Male. La conoscenza, insomma, elevata a stile di vita. Al ginnasio è notoria la storiella di Socrate che, prima di dover bere la cicuta, si fa impartire una lezione di musica: pur sapendo che stava per morire, decide di prendere una lezione. Perché? Perché era un filosofo, uno cioè che ama imparare. Se penso a quanto tempo ho perso io, a quante lingue ignoro, ai viaggi che non ho mai avuto il coraggio di fare… sono un cavolo di provinciale per la scarsa capacità di essere filosofo nel senso socratico del termine. Sia mai che ste settimane di silenzio servano a farmi entrare qualcosa nella zucca. 

Nel nostro piccolo si spera che il sacrifico delle migliaia di morti non sia stato vano. Che l’Italia investa pesantemente sulla digitalizzazione, che la burocrazia che impedisce ogni cosa venga finalmente spazzata via, che le risorse umane e professionali vengano finalmente riconosciute, che l’Europa si trasformi in una vera comunità e non in un club di rigoristi più o meno intransigenti (“lo sanno a memoria il diritto divino ma scordano sempre il perdono” cit.).

Questo perché a parole ci vogliono tutti salvare, ma non è più il tempo delle parole vuote. Non abbiamo più l’energia e la pazienza di aspettare. Il mondo è cambiato in poche settimane, occorre che si risponda, tutti, ancora più velocemente. 

Ne va del nostro presente e del nostro futuro. 

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