Perchè non accetto tutti i pazienti

Perché non accetto tutti i pazienti

 

Questo è un post complicato. La mia segretaria Giulia quando lo leggerà sbiancherà e si indignerà. Come vederlo.

“Ma come, oggi tutti i dentisti fanno marketing. Catene odontoiatriche super agguerrite per acquisire sempre nuovi pazienti…e te invece cosa ci racconti? Che non ne vuoi?! Sei pazzo?”

No, non sono pazzo. Oddio, forse un po’ stanco, visto che ad agosto non ci siamo fermati un attimo, ma insomma per il momento reggo sempre.

Il concetto quindi è che non accetto di prendere in cura tutte le persone che vengono in prima visita da me.

Non per spocchia, sia chiaro. Non per pigrizia (sono due anni che non vado in ferie, quindi…). Il punto è che non posso e non voglio curare tutti.

 

 

VOGLIO CURARE SOLO LE PERSONE CON CUI RIESCO A CREARE UN DIALOGO.

 

 

Il fatto stesso che abbia un blog, che scriva articoli, libri, che periodicamente invii mail informative ai miei pazienti e che dedichi ore (e ripeto, ore) a parlare con loro prima durante e dopo le cure, implica che io abbia poco tempo.

Nel mio studio le terapie sono svolte per il 90% da me, lascio solo alcune branche specialistiche (come l’ortodonzia o l’estetica) agli specialisti che collaborano con me. Ma anche in questi casi seguo sempre con attenzione il mio paziente.

Il motivo è semplice: non ci dormo la notte. Davvero,ti assicuro, non ce la faccio. Mi porto a casa il lavoro, e se le cose non vanno bene, se ci sono intoppi o problematiche beh, me ne faccio un cruccio.

Quindi devo poter seguire con attenzione massima, proprio per garantire il meglio che le mie mani e la mia testa possono dare. E per farlo, mi occorre tempo.

Altro problema è che detesto far aspettare le persone. Odio avere la sala d’attesa piena. Nel mio studio non ci sono giornali per ingannare il tempo, te devi “aspettare” solo pochi secondi.

Sennò mi agito terribilmente.

Inoltre, se un paziente ha un problema è vitale per me provare a risolverlo nel più breve tempo possibile: non diamo quindi appuntamenti a più di due settimane di distanza.

Quindi veniamo alla prima visita: chi ci chiama o ci scrive viene sempre ricevuto con la massima tempestività, e lì ci conosciamo (ne ho parlato più volte su come facciamo la prima visita).

Ed è come quando si esce la prima volta con una ragazza o con un ragazzo: ci dobbiamo piacere in due. Sennò come si fa a proseguire in un percorso insieme?

 

Io credo che la cura debba essere fatta con la collaborazione tra varie figure: il medico, il paziente, il laboratorio quando serve, il personale di supporto (infermiere e segretarie).

 

Così come un’orchestra deve suonare all’unisono, anche noi dobbiamo essere armonici, seguire il solito ritmo, parlare la stessa lingua. Sennò non funziona nulla.

Quindi nessun problema se mi vieni a conoscere e non ti piaccio: ci sono centinaia, migliaia di dentisti fantastici, e troverai senz’altro il professionista con cui troverai la giusta affinità. Ma al tempo stesso, non ci rimanere male se anch’io ti dico, con gentilezza: “guarda, non sono il dentista adatto a te.”

Nulla di personale, è che proprio non riesco a lavorare con chi non entro in sintonia. È più forte di me. Non ti farei un piacere se ti prendessi in cura non sentendomi in grado, profondamente, di farlo.

La trasparenza e la chiarezza sono principi imprescindibili per me: meglio dirci le cose subito con onestà e senza rancore.

 

Io ho poco tempo, tu hai poco tempo; chi ce lo fa fare di sprecarlo con un rapporto che non può funzionare?

 

Il bello però è quando invece si crea questo giusto dialogo…allora troveremo insieme la via giusta per ridarti il tuo sorriso, facendolo insieme. Raccontandoti passo passo cosa faremo. Come una storia, come un uscire dalla selva oscura a riveder le stelle.

Si può fare, si può fare con pochi. Proviamoci insieme 😉

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